Viaggi nei cinque continenti o quasi, in angoli remoti dell’Amazzonia brasiliana o in isolotti della barriera corallina dell’Indonesia e poi ti accorgi che dietro casa esistono dei luoghi affascinanti e pieni di storia.
Le montagne friulane sono per lo più sconosciute al turismo di massa, nonostante la costituzione del Parco delle Dolomiti Friulane nel 1995 e il suo riconoscimento come patrimonio dell’UNESCO nel 2009.
Il parco si estende per 37.000 ettari, spesso lontani dalla viabilità principale e da centri abitati, tra vallate e montagne che permettono di recuperare il contatto con sé stessi e la Natura.
Camminando in una valle, senza il rumore di macchine o la rete del mio telefono, ritorno bambino e anche senza dover affrontare salite impervie mi basta osservare una parete di roccia o sedermi al lato di una piccola cascata per staccare i pensieri, per riempirmi di un’aria più fresca e godermi il momento presente, senza aspettative di nessun tipo.
Già mi chiedo perché sono qui a scrivere invece di essere lì…
Nel parco esistono anche piccole comunità montane dove si rivivono tradizioni che noi cittadini non ricordiamo più.
Una di queste è la notte di S. Giovanni, una celebrazione antichissima di origine celtica che si festeggia dalla Svezia alla Spagna, in cui nei secoli si è innestata la tradizione cristiana.
Eppure sono ancora forti gli aspetti “pagani” collegati a temi eterni: la fertilità della terra, il rapporto magico con le piante e la protezione della comunità dagli influssi maligni.
Ormai da 9 anni nel paese di Barcis, vicino a Montereale Valcellina (Pn), le vie si riempiono di mazzi di quelle erbe medicinali che è opportuno raccogliere in quella notte per recare prosperità alla propria casa.
Il ruolo centrale della manifestazione spetta alla messa in latino seguita da una processione verso le 7 fontane del paese per raccogliere l’acqua di S. Giovanni, dato che il santo è legato sia a questo elemento che al fuoco, da qui l’usanza di accendere fuochi e falò in tutta Europa.
La serata si conclude con racconti di leggende e fiabe sulle streghe, balli e la degustazione di acqua profumate dai fiori, mieli del territorio, pani e frittate fatte con le erbe locali.
Non dimenticarti di comprare un colorato e profumato mazzo di fiori quando entri in paese e dopo averlo esposto alla rugiada di quella notte, che secondo le tradizioni antiche e anche la moderna agricoltura biodinamica è un concentrato di energie positive, conservalo in casa fino al prossimo anno.
Le usanze del passato avevano sempre un loro perché e non sono poi dissimili da quelle dei tanto agognati luoghi esotici.
Un paio di indirizzi per approfondire:
=> Appuntamenti Barcis
=> Articolo su Pordenone Oggi
Articolo di
Luca Vivan