A 6 anni sono stato "contaminato"

[DO n.7/2026]

VIAGGICRESCITA PERSONALE

Cristiano Guidetti

3 min read

🇻🇳 Il Vietnam, fu la mia prima esperienza (senza andarci)

Ho avuto il mio primo approccio con il sud est asiatico quando avevo 6 anni.

Nei giorni scorsi, in una delle nostre pause pranzo, chiacchierando con Silvia davanti a un piatto di Pad Kra Pao in uno dei nostri micro-ristorantini preferiti, mi è tonrato alla mente la mia primissima esperienza con questa parte di mondo.

E NO, non è stato nel gennaio 2011, quando misi la prima volta il mio piede a Bangkok, come in realtà ho sempre pensato.

Avevo 6 anni e nella via in cui sono cresciuto (in un paesino da 10.000 abitanti), a due case di distanza, arrivò una famiglia vietnamita in fuga da un regime appena instaurato.

Da lì e nei successivi 5 anni ebbe (forse) inizio un amore, una contaminazione che ancora oggi BRUCIA e arde senza sosta.

“Beh… hai l’argomento per la prossima newsletter”, è stato il commento di Silvia.

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Il 30 aprile del 1975, circa 8 mesi prima che io vedessi la luce, i Vietcong e le truppe dell’Esercito Popolare del Vietnam del Nord, entrano a SAIGON e di fatto vincono l’annosa guerra civile con il Vietnam del sud e con quei meravigliosi “esportatori di democrazia” che sono gli Stati Uniti.

A Saigon e dintorni vivevano tanti vietnamiti che negli anni, soprattutto per evitare ritorsioni e problemi, avevano “appoggiato” il governo fantoccio del sud e questo, brutalmente parlando, li aveva agevolati nel prosperare.

Come avviene in ogni guerra, non sono qui per giudicare le loro scelte (spesso obbligate) o parlare ulteriormente di politica.

Queste famiglie provarono, per il primo periodo, a re-introdursi in un paese unificato a regime comunista, ma come altrettanto capita spesso, le ritorsioni e le vendette sono una costante.

La famiglia che arrivò nella mia piccola strada di paese, composta da 5 persone, padre, madre, 2 maschi e una femmina, era uno di quei nuclei famigliari del sud che durante la guerra collaborò con il governo americano e che fece qualche soldo.

Quei pochi averi li aiutarono a farsi aiutare, quasi 5 anni dopo, in preda alla disperazione, nel 1980 pagarono questo e quello, spesero TUTTO quello che avevano e, “grazie” (virgolette immense e ben specificate) alla chiesa, arrivarono in Italia.

Vennero ribattezzati con nomi italiani - mai utilizzati - e inseriti nella nostra società.

Partiamo dal fatto che nel giro di pochi mesi si capì una cosa, tutta la strada lo capì: erano lavoratori indefessi.

Forse fu anche la mia prima lezione inconscia di crescita personale. Ho perso tutto, devo ricominciare daccapo in un paese lontanissimo, ma NON è la mia fine.

Il più piccolo della famiglia era mio coetaneo, quello di mezzo aveva 8 anni e la ragazza poco di più.

Diventammo inseparabili come succede tra bambini in una piccola strada. Sia con me che con tutti gli altri ragazzini e bambini della via.

Ma io ero sempre in casa loro. Casa aperta come in Asia è normalità.

Mangiavo con loro senza orari, come in sud est asiatico è normalità. (mia madre e mia nonna quanto si sono incazzate per tutte le volte che mi mettevo a tavola ma non avevo fame!)

Aiutavo a gestire casa (loro, non la mia, non me lo avrebbero mai lasciato fare 😄), perché semplicemente TUTTI, compreso il più piccolo, avevano dei compiti ben prestabiliti.

Ho assaggiato la cucina vietnamita del sud, imbastardita dagli anni dei francesi e poi degli americani, ma sempre con quel tocco asiatico.

  • Mi ricordo i bánh bao, panini al vapore introdotti dalla Cina in Vietnam, ripieni di cose speziate. Cioè… era il 1981 o 1982, i panini al vapore in Italia non esistevano proprio.

  • Mi ricordo i dolci con la banana in tutte le forme e dimensioni.

  • Mi ricordo le zuppe aromatiche con profumo di pesce.

Sì, magari rompevo gli zebedei per non mangiare il brodo e poi sbavavo su una zuppa vietnamita alle 11 del mattino.

Il piacere del diverso.

Ecco, ora ho la certezza che a livello più profondo, iniziò lì il mio amore per questa parte di mondo e per la sua gente, così accogliente, lavoratrice, educata.

Il bello del viaggio è anche questo: risvegliare RICORDI sopiti in qualche angolo del nostro cervello, quindi GRAZIE, perché essere grati fa sempre bene!

Magari un giorno continuerò il racconto e condividerò con te altri momenti di quei 5 anni di giochi, di contaminazione, di crescita.